domenica, 18 marzo 2007, 18/03/2007 01:10

Sono entrato nel magico e rutilante mondo dei lettori mp3 da poco. Fino a pochi mesi fa, tanto per confermare il mio proverbiale essere indietro coi tempi, il massimo della musica portatile a mia disposizione era un lettore cd... e se il mio vecchio walkman non fosse defunto da tempo immemorabile, avreste corso il rischio di vedermi andare in giro ascoltando la musica di Bjork in cassetta! Il lettore mp3 ha una caterva di vantaggi rispetto ai vecchi sistemi, inutile negarlo: molte più canzoni a disposizione, possibilità di scegliere la propria track list e di organizzare i pezzi come meglio si desidera, peso e ingombro quasi nullo, utilizzabile ovunque e in qualunque momento. Ho ancora qualche remora a indossare gli auricolari mentre passeggio per strada in orari trafficati perchè ho l'assoluta certezza che nel momento in cui lo farò la musica coprirà il rumore del clacson dell'autoarticolato contromano che tentava disperatamente di avvisarmi che stavo per finire sotto le sue 12 ruote, ma in compenso è diventato il mio inseparabile compagno dei miei viaggi da pendolare.
Solo stamattina, tuttavia, mi si è aperto un nuovo mondo: l'effetto colonna sonora! Ero fermo in stazione in attesa del mio treno e nelle mie orecchie si sono fatte strade le note di You learn, cantate come solo Alanis Morisette è in grado di fare (lo so che la Morisette non va più di moda da un sacco, ma se sperate di trovare pezzi alla moda nel mio lettore avete sbagliato soggetto!). Ho iniziato a guardarmi intorno: ovviamente solo io sentivo la musica, che tuttavia si sovrapponeva alla scena che stavo vivendo in modo inestricabile. Come la colonna sonora di un film. Mi è sembrato di essere nella scena iniziale di una di quelle commedie giovaniliste degli anni '90, per intenderci stile "Giovani, carini e disoccupati" (nel mio caso cassate pure il "carini" e sostituite con epiteti ridicoli a scelta), e ho continuato per un pezzo a cercare i titoli di testa che dovevano pur scorrere da qualche parte, e ad aspettare che magari Winona Ryder sbucasse dal sottopassaggio per prendere il suo posto come co-protagonista...
Alla fine ho scoperto che l'effetto colonna sonora non serve a far materializzare Winona Ryder, ma sono certo che abbia un sacco di altri utilizzi. Ascoltare Barry White mentre si va a un appuntamento aiuta ad aumentare il proprio fascino? Avere nelle orecchie la Cavalcata delle Valchirie mentre si aspetta per un colloquio importante o un esame può incrementare le probabilità di successo? Sperimenterò e vi farò sapere!

Passando ad altro, sto leggendo Il Viaggiatore di John Twelve Hawks. Un libro piacevole e ben scritto, che mescola un pizzico di magia a scenari da spionaggio internazionale e scene d'azione alla Kill Bill. Ma quello che rende particolare e degno di lettura questo libro è il messaggio che ci trasmette: siamo controllati. Ormai non ce ne rendiamo più conto o lo accettiamo passivamente, ma è bene tenere a mente che ogni giorno veniamo ripresi, registrati, fotografati, intercettati. E' possibile monitorare ogni nostro movimento, ogni operazione finanziaria, ogni parola detta al telefono o scritta sul pc. Ci dicono che è per la nostra sicurezza, che solo chi ha qualcosa da nascondere deve temere un maggiore controllo. Ma se questi stessi mezzi venissero utilizzati per imporre a tutti l'uniformità a un pensiero dominante? Per farci credere quello che altri vogliono? Per manipolare le nostre vite senza che neanche ce ne accorgiamo? Sono queste le domande che pone questo libro. E forse l'unico modo per reagire è "coltivare la casualità". Se non vivessimo tutti attraverso routine, se ci lasciassimo andare al comportamento insolito, se ogni giorno facessimo qualcosa di imprevedibile, allora la gabbia in cui ci stanno rinchiudendo forse, lentamente, cederebbe, la griglia in cui siamo irregimentati perderebbe i suoi punti di riferimento, e ci riprenderemmo un po' della nostra libertà. Talvolta bisogna lasciarsi andare a un po' di sana paranoia...

Falò bruciato da Ashrat
Categoria: libri e fumetti, disavventure quotidiane || commenti (14)
domenica, 24 dicembre 2006, 24/12/2006 23:32

Sul sito di J.K. Rowling è comparso un giochino che permette di scoprire il titolo del settimo libro di Harry Potter. Se non avete pazienza di scovarlo tra i meandri del sito e di risolverlo, ve lo dico io. Attimo di suspance, rullo di tamburi... Il titolo è...

Harry Potter and the Deathly Hallows

Un titolo dai molteplici possibili significati e di difficile traduzione (qui http://www.fantasymagazine.it/notizie/6900/ trovate un'ampia disamina sull'argomento). Ma, finalmente, l'arcano è stato svelto. Ora non resta che attendere qualche mese per leggere il sospirato finale della serie. Buon lavoro, J.K.!

Falò bruciato da Ashrat
Categoria: libri e fumetti || commenti (7)
martedì, 12 dicembre 2006, 12/12/2006 18:39

Lavorando alla mai tesi sul fantasy in Italia mi sono ritrovato di fronte a una contraddizione che non riesco a spiegarmi. L'Italia non è mai stato un paese dal mercarto editoriale molto ricco, certo, e le riviste letterarie che in altri paesi hanno sempre animato il dibattito culturale e offerto opportunità di visibilità a critici e autori da noi sono sempre state solo iniziative di nicchia, destinate a durare pochi numeri e poi a chiudere per le difficoltà economiche. Figuriamoci poi quelle dedicate alla letteratura fantastica o al fantasy in particolare! Eppure...
Eppure, approfondendo la storia della faticosa affermazione della letteratura "non-mimetica" in Italia, ecco che ci si imbatte, negli anni '70 e '80, in un fiorire di riviste e fanzine dedicate alla fatascienza, all'horror e al fantasy che, nonostante le notevoli difficoltà (e alle volte le derive politiche dovute soprattutto al clima di quegli anni) presentavano autori, interventi critici, recensioni, creavano dibattito e informazione riguardo a generi che non godevano affatto di visibilità e buona accoglienza presso la critica e l'editoria "serie".
Oggi invece le cose sono cambiate. Il fantasy gode ormai di un pubblico ampio e fedele, esistono numerose case editrici specializzate che offrono classici e nuove opere, gli autori italiani vengono pubblicati (va reso onore al lavoro di case editrici come la Nord, la Delos Books, il "prodigio" realizzato da Licia Troisi con la Mondadori o la giovane iniziativa delle edizioni Asengard), ci sono grandi autori e una grande attenzione. Ma, in tutto questo, che fine hanno fatto i "dintorni" del fantasy? Spero che sia per la mia ignoranza e che qualcuno possa correggermi, ma dopo la fine dell'attività della RiLL come fanzine, mi pare che ad occuparsi di fantasy e fantastico sia rimasto in rete solo il Fantasy Magazine (
www.fantasymagazine.it), che affianca le ultime notizie ad articoli di approfondimento, recensioni e racconti, e, come pubblicazioni "cartacee", l'ormai quasi ventennale Yorick (http://www.geocities.com/yorickfantasy/index.htm) e, su un altro fronte, Minas Tirith e Terra di Mezzo, pubblicate dalla Società Tolkeniana Italiana (www.tolkien.it), che però restringono (se così si può dire in riferimento a un argomento tanto vasto) la propria attenzione a Tolkien e alla sua opera. Se poi parliamo di premi letterari, gli unici di cui sia a conoscenza dedicati esclusivamente al fantasy sono il "Premio Silmaril", anche questo promosso dalla STI, per i racconti, e il "Premio FantasyMagazine" della Delos Books per i romanzi. Per il resto il fantasy deve accontentarsi di condividere lo spazio con altra letteratura di genere (vedi il Trofeo RiLL o il Premio Lovecraft).
Ora, non me ne sono accorto io (nel qual caso sarei lieto di eassere smentito) o davvero in Italia, in un momento in cui il fantasy ha così tanto pubblico, non c'è spazio per più di una fanzine? Non esiste possibilità di sopravvivenza per una rivista che possa ospitare dibattiti, recensioni, interventi critici, opere di autori e illustratori affermati ed esordienti? Non arrivo ad auspicare la creazione di un corrispettivo fantastico di quiello che è una rivista storica come Robot (da poco resuscitata) per la fantascienza, ma forse un'iniziativa seria che vada in quella direzione potrebbe finalmente sancire la definitiva uscita dal "ghetto" per chi nel nostro paese si occupa di fantasy (dagli autori, ai critici, agli editori).

E questi erano i miei due cent. Vorrei tanto conoscere l'opinione di coloro che si fermano di tanto in tanto a leggere il povero zingaro del falò su questo argomento ;-) E ovviamente, se dovessero essermi sfuggiti siti o iniziative editoriali che dovessero contestare le mie osservazioni, sarei davvero felice se me li segnalaste. Grazie! ^_^

Falò bruciato da Ashrat
Categoria: libri e fumetti, penna e calamaio || commenti (4)
venerdì, 01 dicembre 2006, 01/12/2006 00:23

Se per caso non ve ne foste accorti, vi comunico che ogni giorno su Rai2, alle 17,50 circa, va in onda il cartone animato di Rat-Man. Piccole pillole di pura comicità, che riprendono in versione necessariamente ridotta ed edulcorata i temi e le trovate più divertenti del fumetto. E' una bella consacrazione per il Ratto e per il suo autore,  Leo "il più grande autore Marvel vivente" Ortolani, che è un fumettista e soprattutto uno sceneggiatore di razza.
Personalmente io adoro Rat-man, per una lunga serie di motivi. Innanzitutto, è il fumetto di un super-eroe, che di super però non ha proprio niente: è un uomo basso, debole, decisamente stupido, perseguitato dalla sfiga, schifato dalle donne... e che tuttavia, quando ce n'è bisogno, indossa calzamaglia, mantello e orecchie da topo e salta sui tetti, sfida i criminali, rischia la vita e soprattutto prende un sacco di botte. Perchè? Perchè è giusto. E perchè qualcuno deve pur farlo. E così questo signor nessuno si prende sulle spalle l'enorme responsabilità di essere un eroe, con conseguenze esilaranti e grottesche, ma con una ostinazione che sfocia nella grandezza.
Poi per i personaggi di contorno: in quanti fumetti potete trovate un romantico transessuale platinato, un orsetto di peluche che maltratta il suo proprietario, un agente di polizia che crede a Babbo Natale e un cane che è un incrocio tra un bulldog e un hotdog?
E ancora, per le trame: perchè Ortolani è un Autore, e come tale le sue non sono solo strisce demenziali. Sono storie spesso complesse, ambientate in un universo ricco di citazioni fumettistiche e non solo, che sanno essere drammatiche, romantiche, tristi, avvincenti, intricate, epiche.
Infine, perchè tutto questo Ortolani lo rende indecorosamente divertente. Ebbene si: si può fare un bel fumetto con una trama ricca e complessa anche se alla fine di ogni storia la mascella si è bloccata per il troppo ridere. E scusate se è poco.

E' tempo di andare. Guardo la città dall'alto del mio cornicione. Sorrido sprezzante, mentre il vento fa sbattere il mantello intorno al mio corpo. FLETTO I MUSCOLI E SONO NEL VUOTO...

Falò bruciato da Ashrat
Categoria: libri e fumetti || commenti (2)
mercoledì, 22 novembre 2006, 22/11/2006 00:48

Come forse avrete intuito (astutissimi! :P) ho cambiato template. Quello di prima mi piaceva, era molto essenziale e lineare, limpido e chiaro, ma questo mi rappresenta di più... non fosse altro che per il colore, che io adoro! Un grazie a Morgaine per lo splendido regalo che mi ha fatto...

Falò bruciato da Ashrat
Categoria: || commenti (5)
giovedì, 09 novembre 2006, 09/11/2006 02:10

L'uscita del nuovo album in studio di Loreena McKennit, An ancient muse, si avvicina, e sul sito di Quinlan Road è comparsa la playlist dell'album, con alcuni estratti dei primi tre brani. Come già si intuiva dall'anteprima di qualche tempo fa, questa volta la musicista canadese fa tappa nell'Egeo, recuperando le sonorità della Grecia, della Turchia e del Vicino Oriente, in una personale Odissea che si dipana tra le isole greche, i ricordi della Bisanzio imperiale che aleggiano nell'Istanbul ottomana, le vie delle spezie e della seta, le ombre di quella Galazia popolata dai Celti. E' proprio quella celtica la radice culturale e musicale che la McKennit ha inseguito per anni partendo dal Quebec e attraversando l'Irlanda, l'Inghilterra, la Francia e la Spagna, fino a giungere all'estremo lembo d'Europa, dove Oriente e Occidente si incontrano e dove, novella Ulisse, si confronta con il tema del viaggio, della casa, del ritorno, e con quello dell'incontro (come scontro e come fusione) di culture lontane e diverse.
Nell'attesa che esca il primo singolo, Caravanserai, potete godervi degli assaggi degli splendidi pezzi a questo indirizzo:
http://www.quinlanroad.com/explorethemusic/anancientmuse767E2.asp . E' un po' poco per giudicare, ma quel che ho sentito ha placato il mio cuore di fan: Loreena ha ripagato l'attesa paziente di noi ammiratori. Forse con gli interessi...

Falò bruciato da Ashrat
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venerdì, 20 ottobre 2006, 20/10/2006 01:27

Ultimamente, nel grande revival delle "buone vecchie cose di una volta che non tornano più, eh no, non tornano più" ci sono finite anche le librerie. Di fronte al fiorire dei cosiddetti "ipermercati del libro" si è fatta strada la nostalgia per le vecchie librerie di quartiere, quei luoghi mitologici piccoli e stracolmi di libri, stipati in scaffali rigorosamente di noce, in cui un vecchio libraio saggio e occhialuto era pronto a dispensare consigli e a scambiare opinioni, per poi tirare fuori da sotto il banco un vecchio tomo usato pronto a cambiarti la vita con le sue parole di saggezza...
Sarà che io sono nato in un posto in cui il mercato librario non è mai stato molto vivace, ma le piccole librerie della mia infanzia erano posti freddi e poco forniti, in cui tre quarti delle volte non avevano quello che stavi cercando (metà delle volte non ne avevano mai neanche sentito parlare) e il libraio era una figura arcigna dagli occhi rapaci che seguiva ogni tuo movimento e ti congelava con un "Posso aiutarti?" che equivaleva a "Ti vuoi decidere a chiedere qualcosa e a lasciare un po' di soldi o sei qui solo a dar fastidio?" se solo osavi allungare un dito tremante verso uno scaffale (di fòrmica bianca). Il piacere di perdermi tra i libri l'ho scoperto sotto un tendone bianco che compariva ogni tanto nella villa comunale, con uno striscione che annunciava "Fiera del libro" e in cui su lunghi tavoli erano disposti in bella vista i volumi più disparati, di solito resti di magazzino, vecchie edizioni economiche da edicola rimaste invendute, bizzarre edizioni di classici. Il paradiso, per me bambino, che ci passavo un sacco di tempo, perdendomi tra le copertine, inseguendo la suggestione di un titolo, appassionandomi alla lettura delle quarte di copertina senza che nessuno avesse nulla da ridire. E' il piacere che ho riscoperto, crescendo, nelle grandi librerie che ci sono a Bari e in quasi tutte le grandi città, quelle in cui puoi passarci le giornate, tra una marea di titoli che puoi sfogliare, leggere, confrontare, lasciare, senza assilli o sguardi ostili, insieme a un sacco di altra gente che condivide la tua passione.
Eppure anche io subisco a volte il fascino di quella mitologia della libreria di una volta, quell'attrazione un po' snobistica di un luogo riservato a pochi, eletti intenditori. E così, mentre passeggiavo qualche tempo fa, mi sono trovato davanti alla vetrina di una libreria antiquaria in cui non ero mai entrato, causa i risaputi prezzi probitivi dei libri antichi. Eppure avevo notato lì, in bella vista, dei volumi troppo ghiotti per non darci un'occhiata. Così mi sono ritrovato in una stanza piuttosto piccola e affollata da scaffali (ebbene si, di noce) ricolmi di libri che arrivavano fino a sfiorare il soffitto, mentre su alcuni tavoli delle edizioni di pregio di opere introvabili occhieggiavano tentatrici. E in mezzo a tutto quello splendore, una simpatica ragazza bionda che mi invitava a sfogliare i libri senza problemi, e si lasciava coinvolgere in una conversazione sui prezzi proibitivi dei volumi. In un momento di trasporto, mi sono detto "Ecco, l'ho trovata, la vera, genuina, buona piccola libreria di una volta... vecchietto occhialuto a parte!". E mentre mi crogiolo nell mia soddisfazione, butto lì un commento sul fatto che per comprare dei bei libri può anche valere la pena di fare qualche sacrificio economico. Al che la bionda, col massimo candore, mi risponde: "Per me no. Non ho mai letto in vita mia e non ho voglia di cominciare!".
Una doccia fredda. Il suono della sveglia che interrompe petulante un bellissimo sogno. L'immagine della libreria dei sogni è andata in frantumi in un istante. Ho cercato di mantenere un contegno dignitoso, inventato una scusa, posato i libri, ringraziato, salutato, e sono uscito di corsa, trascinandomi dietro i brandelli della mia fantasticheria, per rifugiarmi in un bell'ipermercato del libro. Eh già. Non ci sono più le buone vecchie cose di una volta...

Falò bruciato da Ashrat
Categoria: libri e fumetti, disavventure quotidiane || commenti (8)
martedì, 10 ottobre 2006, 10/10/2006 01:05

Ricordate Alcatraz? Era un programma radiofonico trasmesso da Radio 2. A condurlo, un personaggio che si faceva chiamare Jack Folla, detenuto nel braccio della morte del carcere di Alcatraz in attesa dell'esecuzione. Jack parlava con la noncuranza e la brutale sincerità di un uomo che non ha più nulla da perdere. Parlava delle storture della società, smascherava i nostri comodi alibi, denunciava le nostre ipocrisie. Jack non guardava in faccia a nessuno, potenti, stereotipi, luoghi comuni, persino i suoi ascoltatori e se stesso. La sua voce profonda, suadente, arrivava a colpirti a fondo, scovava i punti deboli e affondava la lama dove più faceva male. Fu un incredibile successo di pubblico. In tanti volammo insieme a lui, l'"albatros dalle ali di filo spinato", accompagnati dalla migliore selezione musicale che si fosse sentita in radio da molto tempo.
Poi, dopo uno sfrotunato passaggio in tv, Jack Folla scomparve dai media, e con lui il suo autore, Diego Cugia. Cugia ora è tornato, e fa l'autore per il nuovo programma di Gianni Morandi, Non facciamoci prendere dal panico. Certo, è Gianni Morandi, non un detenuto in attesa di giudizio. Le gag e i monologhi sono meno aggressivi (e recitati in modo approssimativo, magari), ma fa comunque un certo effetto vedere in prima serata su Rai Uno uno sketch sui kamikaze, due coppie omosessuali spagnole legalmente sposate, un monologo sul viagra o un pezzo di repertorio con Giorgio Gaber. Come se fosse possibile superare falsi pudori, ipocrisie e autocensure.
Jack non è tornato a volare. Dobbiamo accontentarci di Gianni. Meglio di niente...

Falò bruciato da Ashrat
Categoria: disavventure quotidiane || commenti (4)
domenica, 01 ottobre 2006, 01/10/2006 21:01

Si, ho deciso di confessare pubblicamente la mia grande, sfrenata, incontrollabile passione per un gruppo di donne formidabili. Sto parlando di loro, le azzurre del fioretto! Le seguo da 14 anni, dalla straordinaria vittoria di Giovanna Trillini a Barcellona '92, fino al trionfo della Vezzali ad Atene. E oggi, ai Mondiali di Scherma di Torino, Margherita Granbassi, Valentina Vezzali e Givanna Trillini hanno conquistato rispettivamente il primo, secondo e terzo posto, regalandoci un podio tutto italiano nel fioretto individuale. E chissà cosa succederà nella prova a squadre... Ma come si fa a non amarle?
Nella sciabola, invece, Aldo Montano, medaglia d'oro ad Atene, tra un'Arcuri, una fattoria e un concorso di bellezza, è stato sbattuto fuori da un ucraino che probabilmente non ha mai fatto realuty, non avvicinandosi neanche al podio. Che strano, eh?

Falò bruciato da Ashrat
Categoria: disavventure quotidiane || commenti (16)
lunedì, 25 settembre 2006, 25/09/2006 00:29

La casa editrice Derive&Approdi mi segnala la recensione di un libro di Michele Marziani, "La trota ai tempi di Zorro", che sta riscuotendo un discreto successo di critica e pubblico, a dimostrazione che esiste spazio, nel duro mercato dell'editoria, anche per le piccole case editrici e i nuovi autori italiani. Quindi, riporto qui con grande piacere la recensione in questione. E auguro buona fortuna a Michele!

"La trota al tempo di Zorro”
Di Matteo Tassinari

Le parole che Michele Marziani ha scelto per scrivere in esordio “La trota ai tempi di Zorro” (per i tipi della di Derive Approdi) hanno qualche cosa in comune con un “vecchio” (lui stesso di definisce così) della letteratura italiana: Erri De luca. Lo so, non “fa” fine paragonare due scrittori, ma la tecnica stilistica e la profondità di molti passaggi del testo, assomigliano alla narrativa dello scrittore napoletano. Questo per rendere in chiaro la cifra dello stile minimalista, anzi, per meglio scrivere, intimista di Marziani. Della storia, premetto, non segnalerò nulla se non che è un mondo affastellato di ricordi vissuti da Stefano Baldazzi Morra, tredicenne e con un paio di occhiali difficili da portare. Impeccabile e centrale la capacità, nient’affatto gratuita, di Michele Marziani nel cancellare visuali e schemi mentali adulti per filtrarli attraverso lo sguardo di un adolescente che si cresce con i primi peluzzi, come cresce tutto ciò che gli sta intorno. Un racconto esistenziale e narrato tutto presa diretta da Stefano Baldazzi Morra, con un controllo dello spazio, del tempo e della memoria che fanno di Marziani uno scrittore perspicace e leggero.
Ecco perché è un libro riuscito, capace di aprire un cerchio per chiuderlo senza l’utilizzo di fuochi d’artificio. Nel mondo di Stefano Baldazzi Morra, la mamma e il papa diventano le figure di quando avevamo superato da poco la prima decade di vita, la scuola riassume con delicata ma precisa presenza il luogo che era quando tutti la frequentavamo agitati e “subbugliati” da tutti i sensi del mondo e le immaginazioni gonfie di speranze di quel periodo. Così la pesca alla trota diventa un modo per non consentire al cinismo della gente di travolgere la gioia di Stefano Baldazzi Morra e la sua vitalità non sbandierata, caso mai sommessa, per poi ridurla a tristezza infinita, una sorta di chiave di lettura del mondo. Allora non rimangono altro che i ricordi di quando tutto era, si instabile, visionario e trepidante, ma con un futuro che regalava sogni a mani piene.
Un assemblaggio di parole assiepate dalla capacità di non scadere mai nella retorica e nel manierismo. Ritratti di fiumi, strade, case, colori, litigi fra bambini e il ricordo di un padre intristito d’alcol e condurre una vita da barbone. Il finale, scrivo solo, che è travolgente nella sua metodica quotidianità crepuscolare ma venata dalla illibatezza di Stefano Baldazzi Morra.

Falò bruciato da Ashrat
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